DOMENICA 20/05/12, Ascensione del Signore, anno B.
At 1,1-11
Salmo 46
Ef 4,1-13
Mc16,15-20
Quale futuro ci attende? L’ascensione di Gesù ci indica il senso finale della nostra vita: tutti noi siamo chiamati a dimorare in Dio. Tuttavia, le letture di questa domenica ci mettono in guardia dalla tentazione di una fuga ascetica. Tendere al mondo di Dio non significa tirarsi fuori dal mondo terreno: è possibile vivere in Dio dando profondità alla nostra quotidianità.
“Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo” è l’ammonimento della prima lettura. Si potrebbe parafrasare: è importante guardare il cielo, ma altrettanto fondamentale è stare con i piedi ben piantati per terra! Vale a dire: occorre avere aspirazioni divine, per dare senso e profondità al vissuto, ma la vita si gioca appunto nel quotidiano secondo scelte e direzioni ispirate allo stile di Dio. Il Vangelo predicato diventa credibile e visibile dai segni che il discepolo compie. Ma deve trattarsi di segni che lasciano trasparire la potenza di Dio (“nel mio nome”), non quella dell'uomo. E deve trattarsi di segni che riproducono quelli compiuti da Gesù: le stesse modalità, lo stesso stile, gli stessi scopi. Non si dimentichi, poi, che il grande segno compiuto da Gesù è stata la sua vita e la sua morte: il miracolo di una incondizionata dedizione a Dio e agli uomini. Restare a guardare il cielo è però tentazione forte, come lo è la speranza che tutto ritorni come prima, in un ordine antico che, a distanza, appare come l'ideale: anche i discepoli sognano la restaurazione d'Israele, come se il regno di Dio potesse lasciarsi identificare con una delle tante forme che gli uomini hanno inventato per l'organizzazione del potere. Ma la missione impone di guardare la terra, e di viverla con lo sguardo rivolto in avanti, verso il futuro, e non volgendosi indietro, con atteggiamenti di nostalgia e di rimpianto. Come allora, anche oggi ai discepoli di Gesù è chiesto di essergli testimoni fino ai confini della terra. Solo che oggi quei "confini" sono ormai nei quartieri delle nostre città, nelle cripte delle nostre parrocchie. Si tratta allora di aprirsi le strade con la forza mite del Vangelo della gratuità e della dedizione incondizionata di Dio verso ogni uomo.
Il verbo utilizzato nel vangelo per indicare l’ascensione significa “raccogliere, prendere sollevando” ed è nella forma passiva (“fu elevato”): si sottintende così l’azione di Dio che prende con sé Gesù, anzi mette insieme, raccoglie, i cocci del vissuto di Gesù per unirli in un senso compiuto. In fondo questa è la salvezza ed è questo il mandato che ricevono gli Undici: dare pienezza all’esistenza, all’esistenza di ogni uomo. Tale pienezza è dono del Padre tramite Gesù, la cui vicenda insegna che la vita non è a fondo perduto, ma è recuperabile e rigenerabile. Questo perché Gesù ha condiviso l’umanità fino in fondo e ha dimostrato che nulla può disgregare e disperdere l’esistenza se si confida in Dio.
Non abbiamo mai considerato quante volte siamo stati “salvati” da paure personali, da difficoltà, da delusioni… Non abbiamo mai considerato quante volte siamo “risorti” da debolezze ed errori?
Uno sguardo da "asceso" riconosce i prodigi di Dio nelle culture e nelle situazioni, abbatte gli steccati, riconosce una presenza salvifica in ogni tentativo dell'uomo nel riconoscere i segni della presenza di Dio.
Esiste un modo di avvicinare la realtà e di interpretarla usando categorie economiche (oggi molto in voga), sociali, politiche. Il cristiano avvicina la realtà da un punto di vista spirituale, leggendo dentro le esperienze degli uomini il dispiegamento della potenza di Dio. Vivere da "ascesi" significa renderci conto che la nostra meta è una pienezza che trascende, che supera (e di molto) la nostra attuale esperienza di vita. Essere orientati a un destino più grande, che va oltre, che ci attende, significa leggere con molto realismo la nostra quotidianità come un "già e non ancora". Ma come è possibile incontrare Gesù presente? Il racconto di Marco è esplicito: riconosciamo Gesù nei prodigi, nei gesti, che accompagnano la predicazione degli apostoli. Come a dire: "Io sono presente, per sempre. Leggi i segni della mia presenza, interpretali, guarda con lo sguardo interiore e riconoscimi nelle cose, negli avvenimenti, nella storia della tua vita".
Prima lettura: dagli Atti degli Apostoli (At 1,1-11)
Nel mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo.
Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre “quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni”.
Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: “Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele? ”. Ma egli rispose: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra”.
Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n’andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo”.
Salmo responsoriale (salmo 46)
R. Ascende il Signore tra canti di gioia.
Applaudite, popoli tutti,
acclamate Dio con voci di gioia;
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
re grande su tutta la terra.
Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni;
cantate inni al nostro re, cantate inni.
Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sui popoli,
Dio siede sul suo trono santo.
Seconda lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (Ef 4,1-13)
Vi esorto dunque io, il prigioniero nel Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo sta scritto: “Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini”.
Ma che significa la parola “ascese”, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose.
È lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo.
Vangelo: dal Vangelo secondo Marco (Mc 16, 15-20)
In quel tempo, Gesù apparve agli Undici e disse loro: “Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno”.
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.
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